Alla fine, dopo 41 giorni di dibattimento, Pistorius pena privilegiata

By | 15 novembre 2014

Oscar Pistorius
Pistorius pena privilegiata. Alla fine, dopo 41 giorni di dibattimento, quando la giudice Thokozile Masipa ha terminato la lettura della sentenza, sono rimasti due dubbi: se Oscar Pistorius non fosse stato disabile, la condanna sarebbe stata più dura? Ma soprattutto, se non fosse stato un “bianco” famoso, la sentenza sarebbe stata diversa? Certo, a prescindere il tribunale dell’Alta corte del Sudafrica dove il 3 marzo si è aperto il processo, era una donna di colore. Che ha ribadito come la decisione fosse sua e solo sua: “La seguente è ciò che considero una sentenza equa sia nei confronti della società, sia dell’accusato”. Oscar Pistorius, campione paraolimpico, giudicato colpevole di omicidio colposo il 12 settembre, è stato condannato a 5 anni di carcere per la morte della fidanzata Reeva Steenkamp, uccisa nella notte del 13 febbraio nella villa dove i due vivevano. Secondo la giudice, “il bagno era un cubicolo piccolo, sparare lì dentro significava non dare una possibilità di fuga”. Come dire, Pistorius ha sparato per uccidere ma non sapeva di sparare contro la sua fidanzata. Alla fine, escono tutti sconfitti: la difesa, che aveva chiesto una condanna ai lavori sociali; l’accusa, che puntava al massimo della pena, 15 anni; la famiglia di Reeva, costretta ad affermare: “Per lo meno sconterà qualcosa”. Oscar resterà in cella solo 10 mesi in una struttura protetta, il resto della pena sarà ai domiciliari anche se potrebbe rivelarsi molto più lunga del previsto la permanenza in carcere di Oscar. Dopo i primi 10 mesi di cella potrà chiedere la libertà vigilata e trascorrere a casa i successivi 4 anni e due mesi di pena. Ai domiciliari però Pistorius sarebbe costretto ad applicare sulle caviglie un braccialetto elettronico, in modo tale da controllare ogni suo spostamento. Nel caso però dell’atleta sudafricano, questo sarebbe impossibile: Pistorius non ha le gambe da quando aveva 11 mesi, e tuttora indossa protesi che possono comunque “essere staccate dal resto del corpo”. I dispositivi non possono essere applicati alle braccia perché poi sarebbe troppo facile manometterli. Si prospettano nuovi guai e vedremo cosa decideranno i giudici per il campione sudafricano, forse mettergli un collare?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *